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A Roma nuovo round di colloqui Iran-Usa, tra minacce e aperture

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Roma, 19 apr. (askanews) – Iran e Stati Uniti si incontrano oggi a Roma per il secondo round di colloqui sul programma nucleare iraniano, nel tentativo di contenere l’escalation legata all’arricchimento dell’uranio da parte di Teheran.

I canali televisivi iraniani hanno ripreso l’arrivo a Roma della delegazione guidata dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Il capo della diplomazia scende da un aereo della Repubblica islamica mentre è ancora buio.

L’incontro odierno fa seguito al primo round del 12 aprile tenutosi a Mascate, in Oman, dove il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e l’inviato speciale USA per il Medio Oriente Steve Witkoff si sono incontrati faccia a faccia. I due si vedono oggi nella capitale italiana, con la mediazione dell’Oman. L’Italia non partecipa direttamente, anche se non è escluso un incontro con il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Il presidente Donald Trump ha rilanciato la sua strategia di “massima pressione” con nuove sanzioni economiche e dichiarazioni aggressive, pur sostenendo l’apertura di un nuovo negoziato.

Il 5 marzo ha inviato una lettera alla Guida Suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, auspicando la disponibilità iraniana a negoziare, “perché se dovremo intervenire militarmente, sarà una cosa terribile.” Il giorno successivo ha confermato la linea con dichiarazioni pubbliche.

Khamenei ha replicato che l’Iran “risponderà a qualsiasi attacco con un attacco”, aumentando la tensione diplomatica.

Witkoff ha inizialmente suggerito che un ritorno ai limiti dell’accordo sul nucleare del 2015 (arricchimento dell’uranio al 3,67%) “potrebbe essere un punto di convergenza”, ma ha poi corretto: “Un accordo con l’Iran sarà completato solo se sarà un accordo Trump.” Teheran, intanto, continua ad arricchire uranio fino al 60%, oltre i limiti previsti dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), l’accordo internazionale sul nucleare iraniano da cui nel 2018 gli Usa si sono ritirati per volere del presidente Trump. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), lo stock iraniano ha raggiunto 8.294 kg, una quantità che preoccupa l’intelligence occidentale, pur in assenza – per ora – di un programma dichiarato di armamento nucleare.

Ali Larijani, consigliere di Khamenei, ha dichiarato in tv che “l’Iran ha la capacità tecnica di costruire armi nucleari”, ma non intende farlo. Tuttavia, ha avvertito: “Se USA o Israele ci attaccheranno, saremo costretti a cambiare approccio.” I colloqui di Roma sono visti come un test cruciale. L’Iran accusa Washington di inviare segnali contraddittori, mentre gli Stati Uniti ribadiscono che l’obiettivo è un nuovo accordo, ma “alle condizioni dell’amministrazione Trump.

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