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Allarme Confartigianato: energia costa a Pmi 11,8 mld in più rispetto a UE

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Granelli: “Urgente intervenire su più fronti”

L’impennata dei prezzi dell’energia pesa sulla competitività delle imprese italiane. L’anno scorso le PMI italiane hanno pagato l’elettricità il 9,9% in più rispetto alla media UE e nel biennio 2022-2023 questa differenza di prezzo è costato loro 11,8 mld di euro in più rispetto ai concorrenti europei.

Lo rileva Confartigianato in un’analisi presentata alla 20esima edizione dell’annuale convention “Energies and Transition Confartigianato High School” organizzata da Confartigianato in collaborazione con i suoi Consorzi energia Caem, CEnPI, Multienergia.

L’evento, previsto a Cagliari dal 25 al 27 settembre, si proponeva di esaminare le strategie per aiutare gli artigiani e le piccole imprese a risparmiare sulle bollette di luce e gas, e di concentrarsi anche sull’efficienza e sulla sostenibilità ambientale.

Secondo il rapporto di Confartigianato, i costi dell’energia elettrica per le imprese italiane sono tra i più alti d’Europa: il prezzo medio netto per kWh è di 28,44 centesimi di euro, al quinto posto tra i paesi membri dell’Unione Economica e Monetaria (UEM). È più alto del 10,1% rispetto alla Francia, del 13,4% rispetto alla Germania e del 44,4% rispetto alla Spagna.

La Confartigianato ha elencato le regioni e le province in cui le imprese hanno subito tariffe elettriche aggiuntive più alte rispetto all’UE nel biennio 2022-2023.

A livello provinciale l’extracosto di maggiori oneri per l’elettricità ha colpito soprattutto Roma (596 mln), seguita da Milano (523 mln), Torino (430 mln), Brescia (408 mln), Napoli (365 mln), Bergamo (310 mln), Verona (243 mln), Treviso (236 mln), Vicenza (232 mln), Firenze (215 mln), Padova (209 mln, Bari (206 mln), Bologna (205 mln, Varese (203 mln) e Modena (201 mln).

“La nostra analisi del peso del prezzo dell’energia elettrica per le imprese italiane – sottolinea il Presidente di Confartigianato Marco Granelli – dimostra che sono urgenti interventi di politica energetica su più fronti, come la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, un convincente sostegno alle energie rinnovabili e azioni per l’efficienza energetica e la riqualificazione degli edifici. Riteniamo che l’impegno del Governo per la decarbonizzazione del sistema energetico, contenuto nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, sarà presto messo in atto per favorire lo sviluppo dell’idrogeno come vettore energetico strategico. Focalizzarsi sulle possibilità derivanti dalle innovazioni introdotte dalla nuova generazione di reattori, mantenendo l’attenzione sullo studio del nucleare pulito”.

Ciro Di Pietro

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