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Biennale Danza, la ricerca pura del Leone d’Argento TAO Dance

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Spettacoli essenziali, ma potenti e sempre su una soglia

Venezia, 29 lug. (askanews) – Una serie di performance potenti, concentrate sulla presenza sul palcoscenico e sulla natura stessa del movimento, sulle sue origini e perfino sulle sue motivazioni. Lo spettacolo è “11”, un capitolo delle “Numerical Series” che la compagnia TAO Dance Theatre ha portato alla Biennale Danza di Venezia, festival nel quale il gruppo di artisti cinesi è stato premiato con il Leone d’Argento. Un riconoscimento che il direttore Wayne McGregor ha voluto motivare così: “Tao Ye e Duan Ni – ha detto – hanno creato un genere di danza unica ed evoluzionistica che cattura con la sua forza ipnotica e minimalista. La loro compagnia, TAO Dance Theater, fondata nel 2008, è impegnata in un’estetica di ‘danza pura’, essenziale, che elimini ogni categorizzazione del movimento e, per estensione, di loro stessi”.Guardando lo spettacolo, sentendo il modo in cui agisce su ogni spettatore, ascoltando le armonie e le distonie, prendendo consapevolezza dei gesti collettivi e di quelli del singolo, immaginando le storie psicologiche che sostengono ogni passo e la ricerca coreografica estrema, che nel caso di “11” prevede movimenti rigidamente studiati per la parte inferiore del corpo e obbligatoriamente improvvisati per quella superiore, si arriva, attraverso processi non solo razionali a “sentire” la forza del lavoro e, in un certo senso, anche la sua necessità. Che, come ha spiegato lo stesso Tao Ye ricevendo il Leone, parte da una ricerca per sottrazione. “Nelle mie opere – ha spiegato il coreografo – il principio è di togliere tutto ciò che è possibile togliere, non ci sono immagini, oggetti di scena o persino musica sul palco. L’unica cosa che voglio evidenziare è la potenza della vita, della natura del corpo. Pertanto, i ballerini stessi sono l’essenza delle mie opere”.Un’essenza che sul palco è viva e molteplice, rassicurante e classica in certi passaggi, problematica e individualista in altri. Le storie che si possono immaginare dietro il gesto dei ballerini sono innumerevoli, tutte legittime, dalla società di massa ai campi di prigionia, dall’amore alla solitudine, e la sensazione ricorrente è di trovarsi in ogni momento a vivere su una qualche soglia. Ma a contare in profondità, alla fine, è il fatto di assistere a uno spettacolo che è danza, in modo totalizzante. Il resto viene dopo. (Leonardo Merlini)

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