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Cnpr Forum, è già iniziata la sfida per la transizione green

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Nave (M5s): “Siamo in ritardo sugli obiettivi Ue”

Cattaneo (FI): “L’Italia punta alla diversificazione”

Simiani (PD): “Da governo stop alle rinnovabili”

Barabotti (Lega): “Sovranità energetica è la priorità”

“In Italia si fa ben poco sulla transizione energetica e questo governo ha solo il pallino del nucleare. L’Europa ha dato obiettivi chiari ma noi facciamo fatica a raggiungerli. L’Italia che ha la possibilità di sfruttare l’energia fotovoltaica, si concede il lusso di far finire gli incentivi per le comunità energetiche.

Quello che doveva essere il perno principale per l’autosostentamento energetico è diventata una barriera allo sviluppo. Non possiamo prescindere dalle risorse naturali del nostro Paese come il sole, il vento e il mare.

Eppure investiamo poco in questi settori continuando a trivellare in Adriatico o a puntare sulla rigassificazione se non in un fantomatico nucleare con costi enormemente superiori alle rinnovabili.

Noi dovremmo passare da Paese importatore di tecnologie a produttore e innovatore in materia di rinnovabili.

L’indipendenza energetica e il processo di transizione dovrebbero essere governati, mentre continuiamo ad acquistare dall’estero le tecnologie. Siamo notevolmente in ritardo da questo punto di vista. Dobbiamo puntare sulla sovranità energetica con lo sviluppo di filiere industriali importanti se vogliamo davvero sostenere imprese e famiglie”.

Lo ha dichiarato Luigi Nave, senatore del M5s in Commissione Ambiente a Palazzo Madama, nel corso del Cnpr forum “Il sorpasso verde: c’è chi ha già vinto la corsa alle energie pulite. L’Italia rischia di comprare il futuro invece di costruirlo” promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.

“L’indipendenza dalle fonti fossili non può essere raggiunta facendo affidamento esclusivamente sulle risorse energetiche presenti nel nostro Paese.

L’Italia – ha sottolineato Alessandro Cattaneo, deputato di Forza Italia in Commissione Trasporti a Montecitorio – dispone di giacimenti di gas nell’Adriatico e di petrolio, soprattutto in Basilicata, ma si tratta di quantitativi insufficienti a coprire il fabbisogno nazionale.

Per questo motivo è fondamentale puntare sulla diversificazione delle forniture energetiche. La guerra in Ucraina, dal febbraio 2022, ha mostrato con chiarezza tutta la vulnerabilità del nostro sistema, fortemente dipendente dal gas russo.

Oggi, invece, il nostro approvvigionamento arriva da più Paesi: Algeria, Libia, Azerbaigian attraverso il TAP, infrastruttura strategica che si è rivelata decisiva per garantire sicurezza energetica. Ricordo le forti contestazioni che accompagnarono la realizzazione del gasdotto, ma oggi è evidente quanto quell’opera sia stata importante.

A questo si aggiungono i rigassificatori, che consentono all’Italia di acquistare gas liquefatto sui mercati internazionali, scegliendo le condizioni più vantaggiose e riducendo i rischi legati alla dipendenza da un solo fornitore”.

Secondo Marco Simiani, parlamentare del Partito Democratico in Commissione Ambiente della Camera: “Il governo Meloni non sta affrontando nel modo corretto la sfida della transizione energetica. Sono stati bloccati strumenti importanti per l’efficientamento e cancellati incentivi che avevano sostenuto famiglie e imprese nella riqualificazione edilizia.

Allo stesso tempo non è stata sviluppata una strategia concreta per rafforzare le fonti rinnovabili, né una vera politica comune europea sul tema. Oggi si parla di una legge delega sul nucleare che rischia di non produrre risultati concreti, anche perché si tratta di una scelta che non incontra un consenso diffuso nel Paese e che non offrirebbe benefici immediati.

Servirebbe una visione condivisa capace di mettere insieme competenze, innovazione e investimenti sulle energie pulite. La pianificazione deve essere costruita a livello europeo, perché solo attraverso una strategia comune possiamo ridurre i costi dell’energia e alleggerire le bollette di famiglie e imprese.

Crediamo che la transizione ecologica possa rappresentare una grande occasione di sviluppo economico, industriale e occupazionale, dando all’Europa un ruolo centrale nel nuovo equilibrio energetico mondiale”.

I risultati dell’esecutivo sono stati sottolineati da Andrea Barabotti, esponente della Lega nella Commissione Attività produttive alla Camera: “Fin dal suo insediamento il governo Meloni ha individuato nel rafforzamento della nostra sovranità energetica uno degli obiettivi per garantire competitività del Paese, riducendo le dipendenze dall’estero.

In questa direzione si inseriscono le misure avviate per sviluppare un nuovo modello energetico fondato su fonti diversificate e tecnologie innovative, compresa la ricerca sul nucleare di nuova generazione, considerato uno strumento fondamentale per garantire maggiore autonomia e sicurezza energetica.

E’ stato portato avanti un lavoro sulle energie rinnovabili, attraverso la semplificazione degli iter autorizzativi e la revisione del Piano nazionale energia e clima. Fotovoltaico, eolico offshore e tecnologie avanzate rappresentano un mix strategico per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Italia e dall’Europa.

Il nostro Paese dispone di competenze industriali storiche, dalla siderurgia alla meccanica avanzata, che possono sostenere la crescita di una filiera energetica nazionale.

Per questo l’esecutivo ha approvato specifiche misure per favorire lo sviluppo di una filiera fotovoltaica nazionale e sta creando le condizioni per impegnare l’avanguardia dell’industria Made in Italy sulla realizzazione dell’eolico offshore”.

Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Elisabetta Polentini, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Roma: “L’energia marina rappresenta una delle frontiere più promettenti della transizione energetica.

In Italia, diverse università del Sud stanno lavorando al progetto Smart per sviluppare convertitori capaci di sfruttare il moto ondoso e le correnti marine. Le esperienze internazionali, come quelle avviate in Cina con turbine mareomotrici installate in aree ad alta intensità di correnti, dimostrano le potenzialità di questa tecnologia.

Secondo l’analisi, l’energia del mare può offrire una produzione più stabile e prevedibile rispetto a solare ed eolico, anche se oggi il settore è ancora frenato da costi elevati, tecnologie non completamente mature e difficoltà operative legate all’ambiente marino. Per questo è fondamentale investire nella ricerca e nei progetti pilota, puntando a un futuro energetico sempre più diversificato e sostenibile”.

Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “Bisogna partire dalle analisi di Enea e Terna sui gravi ritardi registrati rispetto al target del Piano nazionale integrato su energia e clima. Siamo al di sotto del 20% mentre l’obiettivo 2025 era del 25%.

L’Italia dipende dall’estero per oltre il 75% di energia e la copertura delle rinnovabili è assolutamente insufficiente. Sarebbe il caso anche di distinguere le diverse famiglie dell’energia verde, tra solare ed eolica da una parte e poi quelle in forma costante come l’idroelettrico e la geotermica.

Ci sono poi le biomasse e l’energia marina di cui non parla nessuno. Settori che i pionieri dell’energia alternativa dichiarano avere grandi potenzialità ancora inespressa”.

(nella foto da sinistra in senso orario Luigi Nave, Alessandro Cattaneo, Andrea Barabotti e Marco Simiani)

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