Un sistema fiscale più giusto, una pubblica amministrazione semplificata e una reale parità di trattamento per tutti i contribuenti: sono questi gli obiettivi al centro delle proposte avanzate da Confprofessioni nel corso di una recente audizione parlamentare.
L’organizzazione, che rappresenta oltre un milione e mezzo di liberi professionisti in Italia, ha espresso apprezzamento per alcuni interventi della manovra economica – in particolare per il sostegno al ceto medio e la riduzione della pressione fiscale – ma ha anche richiamato il Governo alla necessità di una riforma strutturale e coerente, capace di coniugare risanamento dei conti pubblici, equità e crescita.
«È il momento di passare dalle intenzioni ai fatti», afferma Marco Natali (nella foto in alto), presidente nazionale di Confprofessioni. «Le nostre proposte vogliono rafforzare il rapporto di fiducia tra Stato e contribuenti e restituire coerenza a un sistema che deve premiare chi rispetta le regole».
La prima proposta riguarda l’ampliamento dei termini per aderire alla rottamazione-quinques, includendo anche i carichi affidati alla riscossione fino al 31 dicembre 2024. Secondo Natali, la misura non rappresenta una semplice proroga tecnica, ma una questione di equità sostanziale.
«Oggi – spiega – c’è una disparità tra chi ha ricevuto la notifica in tempi brevi e chi, a causa di ritardi burocratici, ne è stato escluso. Estendere la finestra temporale permetterebbe di garantire pari opportunità a tutti i contribuenti, rafforzando la fiducia nelle istituzioni fiscali.
Una vera giustizia tributaria deve consentire a chi vuole regolarizzarsi di farlo in modo sostenibile, distinguendo tra chi è inadempiente per dolo e chi per difficoltà economiche».
Confprofessioni evidenzia come tale misura possa contribuire a ridurre il contenzioso, favorendo la compliance fiscale e alleggerendo il peso della burocrazia. «Non chiediamo condoni – precisa Natali – ma un sistema che favorisca la responsabilità e accompagni i contribuenti nel rispetto delle regole, senza penalizzare la buona fede».
La seconda proposta dell’associazione riguarda invece l’eliminazione dell’articolo 129, comma 10, del disegno di Legge di Bilancio 2026, che subordina il pagamento delle prestazioni professionali rese alla Pubblica Amministrazione alla verifica della regolarità fiscale e contributiva del professionista.
«Si tratta di una norma ingiusta e poco razionale – osserva Natali – perché mette a rischio la retribuzione per un lavoro già svolto e correttamente fatturato, anche per lievi irregolarità. Così si rallentano i pagamenti e si danneggiano i rapporti con la PA».
L’associazione denuncia anche l’asimmetria di trattamento tra professionisti e altri lavoratori: «Un dipendente pubblico riceve lo stipendio senza controlli di questo tipo – aggiunge Natali –. Inoltre, la norma non stabilisce una soglia minima di debito, in contrasto con il DPR 602/1973 che prevede verifiche solo per importi superiori ai 5.000 euro».
Altro nodo critico è l’aumento del carico burocratico, dovuto alla richiesta di documenti già in possesso della Pubblica Amministrazione. «È una violazione del principio del once only sancito dallo Statuto del Contribuente – ricorda Natali –. Invece di semplificare, si rischia di aggravare un sistema amministrativo già complesso e inefficiente».
Il presidente lega poi la questione al tema dell’equo compenso: «Un compenso equo non significa solo un importo adeguato, ma anche certo e tempestivo. Bloccare i pagamenti per piccole irregolarità significa negare la dignità del lavoro professionale. I professionisti sono un presidio di legalità e competenza: lo Stato deve valorizzarli, non penalizzarli».
Per Natali, solo una Pubblica Amministrazione digitale e trasparente può garantire fiducia e favorire la crescita: «Le nostre proposte vanno in questa direzione: costruire un sistema fiscale coerente con i principi europei di efficienza, semplificazione e proporzionalità».
Accanto al presidente, il vicepresidente nazionale Andrea Dili (nella foto in basso) ha approfondito il giudizio sulla manovra economica. «Accogliamo positivamente l’impegno del Governo a favore del ceto medio – ha dichiarato – ma serve un’azione più coraggiosa. La riduzione dell’Irpef è un passo nella giusta direzione, ma l’intervento è ancora troppo limitato».
Dili ha infatti criticato la mancata estensione del secondo scaglione Irpef da 50 a 60 mila euro, che riduce l’impatto della misura: «Il risparmio per i contribuenti è minimo – spiega –: circa 40 euro per chi guadagna 30 mila euro e fino a 440 euro per i redditi più alti. È un segnale positivo, ma non sufficiente a rilanciare i consumi e il potere d’acquisto».
Confprofessioni invita dunque a riprendere il percorso di una riforma fiscale organica, capace di sostenere la competitività e la semplificazione. «Capisco la necessità di mantenere i saldi di bilancio – afferma Dili – ma l’ampliamento dello scaglione avrebbe dato un aiuto concreto alle famiglie e al ceto medio produttivo».
Sul versante delle imprese, Dili riconosce che la manovra, con 4 miliardi di euro destinati all’ammortamento dei beni strumentali, rappresenta «un passo avanti rispetto ai crediti d’imposta della Transizione 4.0 e 5.0, troppo complessi per le piccole e medie imprese». Tuttavia, sottolinea una criticità rilevante: l’esclusione dei professionisti e dei lavoratori autonomi dai benefici previsti.
«È un errore strategico – sottolinea – che contraddice il principio di parità stabilito dal Codice degli Incentivi. Non si comprende perché uno studio professionale, che investe in tecnologia e innovazione al pari di un’impresa, non possa accedere a questi fondi».
Una decisione che, secondo Dili, penalizza comparti fondamentali dell’economia: «Penso agli studi medici, agli architetti, agli ingegneri, ai commercialisti, ai veterinari: tutti investono in tecnologie e strumenti avanzati senza ricevere alcun sostegno.
Servono misure dedicate per la transizione digitale delle professioni, perché la crescita del Paese passa anche dalla modernizzazione degli studi professionali».
Confprofessioni conclude ribadendo la propria visione: un fisco più giusto, una PA moderna e un sistema di incentivi inclusivo sono le basi per rilanciare la competitività italiana.
«Solo unendo equità, efficienza e fiducia – ha concluso Natali – potremo costruire un modello economico capace di sostenere imprese, cittadini e professionisti, motore vero dello sviluppo nazionale».


