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Cottarelli: Nel Pnrr 100 milioni per la sanità di prossimità, ora agire

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BOLOGNA – L’emergenza Covid “ha avuto un impatto enorme: sicuramente la caduta del Pil e, in collegamento a questo, l’aumento del deficit pubblico. Dal punto di vista sanitario invece c’è stato questo aumento molto forte tra spesa sanitaria e Pil, cosa che non accadeva da molto tempo, perché tra il 2010 e il 2019 la spesa sanitaria non è aumentata molto. Poi c’è stato il salto del Covid”. Lo dice l’economista Carlo Cottarelli alla Business Conference a Cosmofarma, in corso a Bologna. Per il futuro, continua, “la digitalizzazione è fondamentale: ci sono tanti fondi nel Pnrr. Non ce ne sono invece molti per le farmacie, però c’è una parte relativa proprio alla prossimità, nel senso di rifornire di farmacie i centri che attualmente ne sono abbastanza sprovvisti. Ci sono 100 milioni di euro dedicati a questi. È una cifra non irrilevante, ma si tratta di realizzare queste cose. Finora si è messo solo sulla carta cosa dobbiamo fare”. L’economista, assieme al presidente Fofi, Andrea Mandelli, il saggista Luca De Biase il sociologo Francesco Morace hanno infatti portato o il loro punto di vista all’incontro intitolato: “Quale futuro per la farmacia nell’era post Covid. Quattro prospettive per guardare con fiducia e resilienza al cambiamento”.

“Abbiamo imparato dal Covid che la società si fonda sulla salute, perché senza salute non esistono economia, socialità né cultura”, afferma Mandelli. “Due anni di pandemia hanno acuito il fenomeno della povertà sanitaria e la difficoltà di accesso alle cure per molti cittadini, aumentando il divario tra equità e disuguaglianze di salute. Ci troviamo oggi in una fase delicata di scelte importanti, e non possiamo sprecare l’occasione di investire in maniera adeguata i fondi che ci arrivano dall’Europa per ridisegnare una società nuova e un servizio sanitario più equo e più vicino ai cittadini”.

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Il contrasto alla povertà sanitaria e l’accesso alle cure sono due grandi questioni su cui si gioca la capacità del Sistema Paese di garantire il diritto alla salute e lo sviluppo economico e sociale”. Quanto al futuro e come affrontarlo dal punto di vista del farmacista, aggiunge: “I farmacisti sono sempre stati in grado di adattarsi rispetto ai cambiamenti della società e hanno risposto in maniera straordinaria anche nel pieno dell’emergenza sanitaria: dal rifornimento dei farmaci e delle bombole di ossigeno, ai tamponi, fino ai vaccini e alla dispensazione dei farmaci antivirali. Abbiamo accolto con grande senso del dovere la sfida che il Covid ha lanciato al comparto sanitario, anche sotto il profilo della formazione e dell’aggiornamento scientifico, continuando ad essere per i cittadini una presenza costante e rassicurante sul territorio. Da questa pandemia abbiamo capito che la prossimità deve essere rafforzata e stiamo lavorando affinché il cambiamento in atto nel sistema sanitario italiano metta al centro il farmacista e la farmacia che hanno dato prova di flessibilità organizzativa, competenza, professionalità e capacità di collaborare in maniera sinergica con gli altri professionisti della salute”.

La pandemia, sottolinea il saggista Luca De Biase, “ha insegnato agli italiani a fare l’e-commerce. Non c”è dubbio che ci sia stato un enorme cambiamento nelle abitudini e una grande riorganizzazione. Certamente le farmacie sono state il business tra i business rimasti aperti per ovvie ragioni, ma adesso si confrontano con un’ondata di abitudini nuove che gli italiani hanno appreso”. “E quindi, guardando avanti, l’idea è che si dovranno confrontare in maniera sempre più precisa col fatto che gli italiani vanno molto più di prima a comprare online, cambiano zona di vita quotidiana più di prima e quindi si formano abitudini diverse anche nella relazione col farmacista, che nel nuovo scenario aumenta il valore aggiunto man mano che si sincronizza con queste dinamiche, portando qualità. Il che significa comprendere che la medicina e la sanità diventano a loro volta sempre più connesse all’online. In passato abbiamo visto che la digitalizzazione può essere una sorta di banalizzazione, ma quello che dobbiamo vedere in futuro in questo settore, e non solo, è invece una digitalizzazione con qualità e valore aggiunto. Per le farmacie questa è l’opportunità”.

Parlando dei problemi emersi con l’emergenza sanitaria e il post Covid, spiega invece Morace: “La pandemia (e in seguito la guerra Russia-Ucraina alle porte di casa) ha introdotto nella nostra vita individuale e collettiva un senso di vulnerabilità che non si conosceva nelle nostre società occidentali dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. A questa percezione si risponde con una richiesta di cura, ma anche con un ripensamento della propria quotidianità in termini di qualità del tempo e delle relazioni familiari. Lo smart working diventa la regola e la prossimità una condizione di riscoperta dei luoghi in cui si vive”. Quanto alle azioni che la farmacia deve intraprendere Morace spiega che “la farmacia torna ad essere come un tempo un punto di riferimento essenziale nel quartiere e il farmacista un consulente quasi quotidiano. Nello stesso tempo la farmacia deve giocare un ruolo di prossimità anche in termini digitali, offrendo a garantendo assistenza anche nel delivery e il Problem solving, in linea con l’esperienza delle generazioni più giovani che vivono onlife, introducendo spesso anche i loro genitori in questa dimensione a cavallo tra il fisico e il digitale”.

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