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Dall’idolo Federer al soprannome ‘piccolo Sinner’, chi è Joao Fonseca

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(Adnkronos) – Stelle e talenti in scena al Foro Italico. Oggi, giovedì 8 maggio, agli Internazionali di Roma sarà anche il turno di Joao Fonseca. Il brasiliano se la vedrà contro l’ungherese Fabian Maroszan alle 11, nella Supertennis Arena, uno dei campi secondari. Nato a Rio De Janeiro il 21 agosto 2006, il brasiliano è uno dei tennisti più discussi della nuova generazione e al momento occupa la posizione numero 65 del ranking Atp.  

L’ascesa di Joao Fonseca è iniziata agli Australian Open 2024 ed è passata per Buenos Aires. Il talento brasiliano, che a 18 anni aveva già vinto le Next Gen Atp Finals (a Gedda, in Arabia Saudita), ha stupito – pochi mesi fa – all’esordio in uno Slam battendo Andrey Rublev al primo turno. Fonseca ha poi trionfato nel 250 di Buenos Aires, battendo in finale il padrone di casa Francisco Cerundolo in due set e conquistando il primo titolo Atp ad appena 18 anni, 5 mesi e 26 giorni.  

Nemmeno Jannik Sinner, numero uno al mondo, era riuscito a vincere così presto. L’azzurro aveva conquistato il suo primo torneo del circuito nel 2020 a Sofia: al tempo aveva poco più di 19 anni, come Novak Djokovic. Meglio di Fonseca ha fatto invece Carlos Alcaraz, vincente a Murcia all’età di 18 anni, 2 mesi e 20 giorni. 

La curiosità è che proprio la vittoria alle Next Gen, torneo riservato ai migliori emergenti del circuito, ha avvicinato il brasiliano a Sinner e Alcaraz, riusciti prima di lui nell’impresa di trionfare a 19 anni non ancora compiuti per poi prendersi la scena nel circuito maggiore. Fonseca ha raccontato più volte di avere come grande idolo Federer, ma la sua crescita verticale ricorda l’exploit di Jannik. Per il modo di giocare, in patria lo hanno ribattezzato non a caso Sinnerzinho, piccolo Sinner. I due si sono pure incontrati alle Atp Finals 2023 e Fonseca ha fatto da sparring partner a Jannik, raccontando in seguito di aver avuto da lui il consiglio di passare subito professionista ed evitare l’iscrizione all’università. 

Merito di qualità evidenti, tra cui spicca quell’aggressività fin dal servizio che fa ripensare al numero uno al mondo e attira complimenti. Come quelli di Novak Djokovic, che aveva parlato così qualche mese fa: “Ho seguito la sua ascesa e adoro il modo in cui gioca i punti importanti. Coraggioso, molto pulito al servizio, è un giocatore completo. È emozionante per il Brasile, ma anche per tutto il mondo del tennis, avere un giocatore così giovane e già in grado di giocare così bene su un grande palcoscenico”.  

 

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