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Diga sul Nilo, l’Etiopia denuncia una ‘politicizzazione’

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ROMA – Egitto e Sudan stanno “politicizzando e internazionalizzando” il confronto sulla Grande diga del rinascimento etiope (Gerd) per mantenere “una quota ingiusta” delle acque del fiume: lo ha detto Demeke Mekonnen Hassen, ministro degli Esteri e numero due del governo di Addis Abeba.

L’occasione è stato un webinar aperto alla partecipazione di esperti e giornalisti internazionali. Secondo Demeke, il Nilo azzurro che attraversa l’Etiopia vale almeno il 60 per cento delle risorse idriche totali del fiume. Per questo Addis Abeba avrebbe il diritto di utilizzarne le acque per soddisfare i bisogni dei suoi connazionali, impegnandosi però a “non recare danno ad altri”.

Il ministro ha ricordato che con Egitto e Sudan sono in corso da anni negoziati, nella convinzione che la “cooperazione regionale” sia necessaria e che la Gerd possa “recare benefici a tutti i Paesi rivieraschi”. Secondo Demeke, l’Etiopia mira a contrastare poverta’ e a garantire servizi a una popolazione in rapido incremento mettendo in discussione il “monopolio” di fatto che Il Cairo e Khartoum eserciterebbero grazie a un trattato di epoca risalente al 1959.

“Speriamo che si fermino politicizzazione e sabotaggio – ha detto il ministro – e che al contrario si scelga un approccio costruttivo”. Il trattato del 1959 prevede che all’Egitto spetti il 66 per cento delle risorse del Nilo e che un altro 22 per cento spetti invece al Sudan. Sulla base del documento, ai Paesi a monte come l’Etiopia non è riservata alcuna quota.

La Gerd e’ in costruzione dal 2011. Si trova nella regione di Benishangul-Gumuz in Etiopia, circa 45 chilometri a est del confine con il Sudan. Con una potenza installata di 6,45 gigawatt, la diga sara’ la piu’ grande centrale idroelettrica in Africa.
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