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Il cardinale Zuppi: denatalità, accoglienza e integrazione sono decisive

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“Ne abbiamo un bisogno enorme. Vanno cambiati alcuni paradigmi”
Roma, 12 feb. (askanews) – “La crisi demografica deve essere risolta” con un un discorso “molto concreto di accoglienza, cambiando alcuni paradigmi, per cui l’accoglienza è decisiva: non c’è futuro senza accoglienza. E riguarda l’integrazione di chi porta speranza. Ne abbiamo un bisogno enorme. Credo che il 60% delle aziende in Italia fa fatica a trovare manodopera, che vuol dire che c’è meno innovazione, si va indietro, non si migliora”. Lo ha detto il presidente della CEI, il card. Matteo Zuppi, partecipando al CNEL al convegno “L’innovazione sociale per migliorare le politiche familiari. Confronto con le istituzioni”, promosso e coordinato dal Movimento Cristiano Lavoratori.
Per Zuppi “dobbiamo riuscire a compiere qualcosa per cui uno stile di vita più saggio è migliore di quello dissennato del consumismo: ‘di meno è di più’, nel senso di bellezza. La demografia – ha ricordato – è una scienza esatta, ma noi pensiamo che siano delle indicazioni: è una follia che dura da diversi decenni. I demografi dicono queste cose già da anni, ricordo che nel 1992 il mio predecessore, il card. Biffi, parlò della crisi demografica. Ma pensiamo di avere sempre tempo e poter rinviare. Una consapevolezza di cosa stiamo lasciando a chi viene dopo. C’è molta confusione e delusione, quella del parlare e poi tornare dove stavamo. Facciamo fatica a trovare percorsi che indichino davvero delle piste di soluzioni e diventino delle scelte”.
Citando poi il Papa nella Bolla di indizione del Giubileo ‘Spes non confundit’, Zuppi ha sottolineato che “le famiglie si trovano sempre più esposte all’incertezza e alla complessità di questa epoca”, “non c’è natalità senza entusiasmo” e che “il problema del rapporto tra la donna è il lavoro è molto aperto ancora. Questo dialogo tra terzo settore e istituzioni può aiutarci a trovare delle scelte operative, nella necessità di un’alleanza sociale sulla speranza”.
“Non credo che il problema sia mettere tutte le sicurezze e così poi scatta” la natalità: “Il vero problema è la speranza, che dà sicurezza, non viceversa. È la passione, il gusto, la comunità, quell’alleanza che può aiutare a trovare le tante sicurezze”, ha concluso il presidente della CEI.

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