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L’Agenzia delle Entrate sulle semplificazioni ha le “mani legate” e continua a chiedere i dati ai contribuenti

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La denuncia è stata lanciata dall’ANC (Associazione Nazionale Commercialisti)

 

Lo scorso 27 aprile ANC (Associazione Nazionale Commercialisti) ha lanciato l’allarme sulla mole di dati inutili, di proporzioni bibliche, richiesta nel modello redditi di quest’anno.

L’Agenzia delle Entrate, in audizione ieri 5 maggio, presso la Commissione parlamentare sull’Anagrafe tributaria, ha presentato un documento nel quale è messa in evidenza una serie di numeri a dimostrazione del raggiungimento di determinati obiettivi.  In sede di intervento, tuttavia sono emerse, da parte dell’Agenzia, alcune mancanze che perdurano nell’amministrazione finanziaria.

Alle sollecitazioni dei parlamentari (De Bertoldi, Fenu e Giacometto) che, in maniera politicamente trasversale e confermando quanto ANC va denunciando da anni, hanno chiesto conto della mancata attuazione dell’ancora lontana interoperabilità delle banche dati, della inverosimile corposità e complicatezza dei dichiarativi, e soprattutto della disapplicazione del principio del once only sancito dalla Legge Bassanini, l’Agenzia ha fornito le sue delucidazioni.

“Abbiamo assistito alla relazione dell’Agenzia che, legittimamente,  si è appellata alla quantità di norme tributarie che sono state varate nel tempo, arrivate oggi a circa ottocento, e che l’amministrazione ha il dovere di applicare, spiegare e declinare, obbligo dal quale, fino a quando il Legislatore non ridurrà e semplificherà la normativa fiscale, l’Agenzia non si può sottrarre”, constata Marco Cuchel, presidente di ANC.

“Su questo non possiamo che essere solidali con l’Agenzia e comprendere le difficoltà a cui deve far fronte. Tuttavia, vorremmo vedere la stessa solerzia nell’eseguire il dettato normativo anche sul principio once only, in base al quale l’Amministrazione non può richiedere dati già in suo possesso dal lontano 1990.

Purtroppo – aggiunge Cuchel -, a questo rilievo, l’Agenzia non ha potuto che offrire la visione del “bicchiere mezzo pieno” dei dati che non reclama più. Ci chiediamo allora se la pubblica amministrazione abbia la facoltà di scegliersi le leggi da seguire.

Se la risposta è sì, allora i contribuenti dovranno continuare a compilare all’infinito dati ridondanti e spesso ininfluenti rispetto al calcolo dell’imponibile, aumentando, tra le altre cose, il rischio di errori e di conseguenti sanzioni. 

Si pensi al quadro RS (aiuti di Stato): per svolgere un lavoro che andrà sul registro ministeriale per poi confluire sulle scrivanie europee, e che sarebbe in capo all’Amministrazione che già detiene tutte le informazioni, si obbliga il cittadino a riportare nuovamente i dati, sanzionandolo fino alla revoca del beneficio in caso di errore o omissione.

Stando alle ragioni che oppone l’Agenzia per questa ulteriore complicazione (richiesta dall’Europa del dato mancante sulla dimensione aziendale), riteniamo che la cosa poteva essere superata con il semplice inserimento di questa informazione nell’anagrafica del modello. Anche per il quadro RU (crediti d’imposta) abbiamo il problema della ridondanza, la cui risoluzione darebbe un chiaro e positivo segnale verso una vera compliance e un fisco amico”.

Sulle precompilate, poi, l’Agenzia non ha di che festeggiare: su 22 milioni di soggetti, solo il 15% ha potuto accettare il modello proposto, e i numeri si preannunciano altrettanto deludenti per le precompilate Iva di quest’anno.

Ci si chiede quindi perché, anziché rivolgere gli sforzi a un siffatto progetto, nei fatti fallimentare, non si siano focalizzate le energie per semplificare le dichiarazioni del 100% dei contribuenti.

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