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Nel settore pataticolo corsa all’innovazione contro fitopatologie

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Roma, 12 mag. (askanews) – È corsa all’innovazione nel settore pataticolo, un settore al centro di importanti sfide a partire dal cambiamento climatico che è causa di problemi agronomici e acuisce vecchie e nuove fitopatologie. A causa di questi fattori, infatti, il mercato assiste ad una riduzione della produzione globale e un’impennata dei prezzi registrata nel corso degli ultimi mesi, sia sul mercato europeo che extra europeo.

È quanto è emerso nel corso della tre giorni di lavori del Simposio Internazionale della Patata (The International Potato Symposium) che si è tenuto al Macfrut di Rimini alla presenza di trentacinque relatori provenienti dai principali Paesi produttori.

Nel mondo si coltivano circa 375 milioni di tonnellate di Patate. La Cina è il primo player globale e ne produce circa 95 milioni di tonnellate all’anno, seguita dall’India (56 milioni di tonnellate) e Ucraina (21 milioni). Nell’Europa a 27 nel 2023 sono state prodotte circa 48,5 milioni di tonnellate di patate per il mercato fresco e per l’industria di trasformazione (fonte Eurostat). I principali paesi produttori sono la Germania (24%), la Francia (18%), i Paesi Bassi (14%), la Polonia (12%), Belgio (8%). Le analisi presentate pongono in evidenza come i consumi di prodotto trasformato mostrino a livello mondiale trend in aumento molto positivi.

Guardando alle medie produttive degli ultimi cinque anni, la disponibilità mondiale di patate si è ridotta in maniera significativa determinando un generalizzato aumento dei prezzi al consumo.

Nel corso del Simposio sono emerse, le sfide che la pataticoltura di tutta Europa deve affrontare a causa della presenza di agriotes spp, comunemente chiamato ferretto Ferretto che è un insetto che crea gravi danni al tubero; della batteriosi Ralstonia solanacearum che colpisce anche il pomodoro da industria; il Cipero un’erba infestante molto diffusa a livello europeo che è stata inserita fra gli organismi di quarantena imponendo l’uso di protocolli specifici per la sua lotta.

“L’Italia – spiega Luciano Trentini, coordinatore di The International Potato Symposium – è un paese non autosufficiente. Acquistiamo patate principalmente dalla Francia, per il 40-50% del nostro fabbisogno nazionale, ma anche dalla Germania e patate precoci dai paesi del bacino del Mediterraneo. Ma si sta lavorando a nuove varietà italiane visto che oggi siamo dipendenti per la quasi totalità dall’estero”.

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