giovedì, 19 Maggio , 22

Parte da Firenze il congresso Fnopi: tre le richieste avanzate al Governo

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FIRENZE – Un congresso itinerante, in circa 20 tappe, che da maggio a dicembre toccherà tutto il Paese. Con lo slogan “Ovunque per il bene di tutti”, si è aperto a Firenze il primo congresso ‘anti-Covid’ della Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche. E nella Giornata internazionale dell’infermiere, nella sala del Cenacolo della basilica di Santa Croce, che oggi peraltro riapre ai turisti, sono tre le richieste avanzate a governo, Regioni e Parlamento: “Più organici per far fronte alla carenza che sta assumendo contorni rischiosi per la tutela della salute; subito specializzazioni e nuove competenze per gli infermieri; più forza alla specificità infermieristica riconosciuta nella legge di Bilancio 2021, ma che ora si deve sviluppare e crescere ancora”.

Le richieste arrivano da Firenze. Scelta non banale visto che si tratta della città natale di Florence Nightingale, considerata la madre dell’infermieristica moderna. Ma il capoluogo toscano per la federazione rappresenta l’inizio di un percorso pensato “per andare a raccogliere, documentare, leggere, vedere le esperienze di buona pratica professionale, quelle che quotidianamente bisognerebbe mettere in campo per l’assistenza agli assistiti, sul territorio, in ospedale, a domicilio”. Lungo questo percorso, quindi, “raccoglieremo frammenti di vita professionale e li formuleremo in una sintesi che, a dicembre, restituiremo alle istituzioni un po’ per dare il senso di quello che siamo e facciamo”, un po’ per mettere in luce “le potenzialità che la professione infermieristica può dare al Paese”, spiega alla ‘Dire’ la presidente di Fnopi, Barbara Mangiacavalli.

Il filo rosso che contraddistinguerà i lavori sarà dunque l’infermieristica di prossimità, a partire dall’infermiere di famiglia e comunità, figura presente in Toscana dal 2018 e che, col decreto Rilancio, è stata istituita per legge e dovrebbe essere presente in tutte le Regioni. “Gli infermieri, infatti, non vogliono che il paziente debba raggiungere necessariamente una struttura per essere assistito: sono loro che vanno verso il cittadino, sviluppando così i presupposti dell’assistenza territoriale finora mai decollata e che potrebbe essere ormai a un passo con le novità in arrivo dal Pnrr”, sottolineano da Fnopi.

Sarà quindi un congresso a prova di Covid, senza assembramenti, ma con i componenti del comitato centrale della federazione in viaggio (i prossimi appuntamenti, a giugno, saranno nelle zone più colpite dal virus nella prima fase e che registrano ancora il maggior numero di contagi e decessi: Lombardia, Piemonte, Liguria). Salutato quest’oggi anche dal ministro della Salute Roberto Speranza, che in un video messaggio ha sottolineato: “Abbiamo bisogno di chiudere la stagione dei tagli e ricominciare ad investire con grande forza”, valorizzando “anche la finestra di opportunità che il Recovery ci offre. Sono risorse importanti che possono consentirci di costruire un servizio sanitario nazionale migliore”. E in questo sforzo, ha continuato, “abbiamo bisogno di lavorare insieme. Il vostro mondo è fondamentale per rendere più forte il servizio sanitario e l’occasione è ora, questo è il momento giusto per questa nuova consapevolezza che c’è”.

Il congresso, ha poi osservato il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, “è un segno di speranza, sia perché rappresenta con tutte le misure del caso un evento in presenza dopo tanta attesa, sia perché il ruolo degli infermieri è fondamentale per come hanno saputo agire durante l’emergenza, con la crescita della professionalità, dell’impegno e del sacrificio e una forte motivazione professionale ed etica”. Nel suo messaggio, l’assessore toscano alla Sanità Simone Bezzini, impegnato a Roma per il piano vaccini, ha ricordato che la Toscana “è una delle pochissime Regioni ad aver assunto infermieri nel 2020”. Quindi ha scelto le parole del direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, secondo il quale gli infermieri “sono la spina dorsale di qualsiasi sistema sanitario e oggi, molti di loro si trovano in prima linea nella battaglia contro Covid-19”.

FNOPI: IN ITALIA CARENZA INFERMIERI, NE MANCANO 63.000

Rispetto alla media europea in Italia mancano all’appello più di 63.000 infermieri. Piante organiche ristrette (e in sofferenza) e paghe più basse: “Sono i meno pagati tra quelli degli Stati maggiormente industrializzati in Europa e in tutto il mondo occidentale”, sottolinea la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), che a Firenze inaugura il congresso itinerante.

In pratica, mentre i Paesi Ue viaggiano a circa 1.000 infermieri ogni 100.000 abitanti, in Italia non si arriva a 600. E stando al centro studi della Fnopi il mancato fabbisogno si fa sentire in tutte le regioni: si va dagli oltre 9.000 professionisti mancanti in Lombardia, ai quasi 7.000 nel Lazio, 6.300 in Campania, 5.700 in Sicilia, 4.800 in Puglia, 4.500 in Veneto, 4.000 in Piemonte e 3.700 in Toscana, tanto per citare le regioni con i numeri più significativi.

Dall’ultimo contratto, prima di quello del 2018, “per ragioni di contenimento economico, si sono susseguiti numerosi blocchi del turnover superati solo dai provvedimenti introdotti dal Dl Crescita nel 2019”, si spiega. Nel 2020, poi, con i provvedimenti e gli interventi in emergenza che si sono susseguiti a causa della pandemia da Covid (in particolare il decreto Rilancio) si è prevista l’integrazione degli organici infermieristici: prima con contratti flessibili, poi, dal 2021, con contratti a tempo indeterminato. Tuttavia, “l’intervento, seppure assolutamente meritorio, è parziale e copre le necessità legate all’emergenza”.

Oltre a questo, si spiega, “uno dei problemi maggiori da affrontare rispetto alla crescita e alle aumentate responsabilità e specializzazioni della professione infermieristica, è sicuramente quello delle retribuzioni. Oggi questa voce è inserita del più vasto contenitore del ‘personale non dirigente’, anche se a molti infermieri sono affidati ruoli di coordinamento e di responsabilità anche di distretti sanitari. Anche da questo nasce l’esigenza di un’area infermieristica separata, in cui sia possibile riconoscere i diversi livelli di responsabilità e di merito e prevederne un’adeguata, conseguente, retribuzione”.

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