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Per i suoi 170 anni Riso Gallo punta a un’acquisizione ma niente Borsa

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Milano, 4 feb. (askanews) – Riso Gallo, nell’anno del suo 170esimo anniversario, punta a finalizzare un’acquisizione per imprimere uno scatto di crescita al gruppo che ha chiuso il 2025 in leggera crescita. Ma esclude categoricamente l’ipotesi di una quotazione: “Non ne abbiamo bisogno, siamo felici così”. A tracciare il quadro dell’anno appena concluso e le prossime linee di sviluppo per la riseria italiana, nata a Genova nel 1856, è il consigliere delegato Carlo Preve, uno dei quattro fratelli che guidano l’azienda dopo la morte del padre Mario, tre anni fa.

“Abbiamo chiuso il 2025 bene, con un Ebitda leggermente più basso dell’anno precedente, ma meglio di quello prima, debiti in riduzione e un rapporto debito/Ebitda migliorato nonostante i grandi investimenti sugli impianti che stiamo continuando a fare, quindi siamo contenti – ha detto Carlo Preve a margine di un evento organizzato al Teatro municipale di Casale Monferrato – I ricavi per noi contano relativamente perché variano in funzione del costo della materia prima. Nel 2025 dovrebbero essere attorno ai 140 milioni di euro, un pochettino in crescita, ma dovuto al fatto che è cresciuto il costo della materia prima”. La crescita per Riso Gallo è stata trainata “dai clienti industriali del fuori casa e poi c’è l’estero. Il grosso arriva dalla Vecchia Europa a 12 dove il nocciolo sono Spagna, Portogallo fino a Germania e Austria”. A volume l’estero ha ormai superato il mercato domestico, attestandosi tra il 55 e il 60% mentre a livello di canali, la gdo e i clienti industriali hanno il medesimo peso.

Ma da qualche tempo l’azienda, che oggi ha sede a Robbio Lomellina, nel Pavese, punta anche a una crescita per linee esterne e spera che il 2026 sia l’anno giusto. “Sarebbe bello festeggiare i 170 anni con qualche acquisizione, noi ci stiamo guardando in giro da qualche anno. Siamo arrivati vicini in un paio di occasioni in Italia ma non abbiamo mai chiuso, però non demordiamo”. Un’acquisizione, spiega “Non devi farla per vanità. Noi guardiamo sia all’interno del mercato del riso che fuori, in Italia e all’estero. Speriamo di riuscire a concludere qualcosa quest’anno”.

Il 2026, intanto, è “iniziato bene”: “L’estero va bene, il mercato interno è leggermente asfittico ma è compensato dall’estero – ha osservato – certo un mese non è sufficiente a dare indicazioni, però non possiamo lamentarci di questo inizio”. Anche la diversificazione di prodotto, con alcuni lanci come le chips sta dando soddisfazioni: “Mi sono arrivati i dati di rotazione e sono in significativo aumento, quindi va bene – ha spiegato – vogliamo che diventi una seconda gamba, tutta la linea Gallo’s e continueremo a insistere su quello”. Certo molto dipende dall’andamento del prezzo della materia prima. Lo scorso anno “il raccolto è partito più alto, soprattutto perchè c’è stata una grandinata subito prima del raccolto che ha colpito una superficie estesa e ha effettivamente spostato il mercato. Le rese non erano buone in lavorazione, quindi c’è stato un aumento del corso della materia prima. Ma adesso, con il nuovo raccolto del 2025 che vedremo sul 2026. le cose dovrebbero migliorare per Arborio e Carnaroli mentre non sono così così buone per Originario e Ribe, quindi dipende dalle varietà. Però le rese in lavorazione in impianto sono migliorate, quindi nel complesso ce la caviamo”.

Per Riso Gallo tutto il riso lavorato è di provenienza 100% italiana a eccezione del Basmati che arriva da Pakistan e India. A tal proposito Preve, dopo il recente accordo commerciale siglato tra Ue e India, auspica una maggiore reciprocità: “L’accordo con l’India non ha toccato il riso, il che vuol dire che da noi continua a entrare il basmati a dazio zero. Ma non hanno ottenuto contropartite per far entrare a dazio zero riso italiano in India. Questo se vogliamo guardare il bicchiere mezzo vuoto, se lo vogliamo guardare mezzo pieno diciamo che non gli hanno riconosciuto ulteriori concessioni. Io ovviamente auspico una reciprocità, cioè se entra a dazio zero il basmati in Italia che entri a dazio zero anche il riso italiano in India”.

Se nel mirino di Riso Gallo per crescere c’è, dunque, una acquisizione nel breve periodo, è escluso, invece, il debutto in Borsa. “No, non ne abbiamo bisogno – ha detto categorico – siamo felici così e non ci sono problemi”.

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