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Rete Pace e Senzatomica aderiscono alla campagna ‘Ican’ contro le armi nucleari

PoliticaRete Pace e Senzatomica aderiscono alla campagna ‘Ican’ contro le armi nucleari

ROMA – L’International Campaing to Abolish Nuclear Weapons (Ican) indice una settimana di azione globale dal 16 al 22 settembre al motto “Niente soldi per le armi nucleari!”: lo riferisce in una nota la Rete Italiana Pace e Disarmo, nel giorno in cui l’Ican ha diffuso la quinta edizione del rapporto sulla spesa globale per le armi nucleari, dal titolo ‘Surge: 2023 Global nuclear weapons spending’, secondo cui nel 2023 sono stati spesi 10,7 miliardi di dollari in più per le armi nucleari rispetto al 2022. La Rete italiana evidenzia che in vista di quella settimana di mobilitazione, si invitano le persone già a partire da oggi a comunicare per cosa preferirebbero che il denaro fosse speso: “a settembre- scrivono ancora i responsabili- ci attiveremo insieme con un messaggio chiaro: ”Niente soldi per le armi nucleari!’, mentre le iniziative della settimana di mobilitazione verranno rilanciate nel nostro Paese dalla campagna ‘Italia, ripensaci’”, promossa da Rete Italiana Pace e Disarmo e da Senzatomica, che “da anni promuove iniziative affinché la volontà di disarmo nucleare ben radicata nella maggioranza degli italiani venga presa in considerazione dai decisori politici”. La Rete continua avvertendo che nel 2023, i nove Stati dotati di armi nucleari hanno speso complessivamente 91.393.404.739 dollari per i loro arsenali, che equivale a 173.884 dollari al minuto, o 2.898 dollari al secondo.

In testa gli Stati Uniti con 51,5 miliardi di dollari, una cifra superiore a quella di tutti gli altri Paesi dotati di armi nucleari messi insieme, che rappresenta l’80% dell’aumento della spesa per le armi nucleari nel 2023. A seguire, la Cina (11,8 miliardi), la Russia (8,3 miliardi) e Regno Unito (8,1 miliardi). Londra ha aumentato significativamente gli investimenti per il secondo anno consecutivo, con un incremento del 17%. Secondo Ican, inoltre, negli ultimi 5 anni sono stati spesi 387 miliardi di dollari per le armi nucleari, con un aumento della spesa registrata annualmente del 34% nello stesso periodo: da 68,2 miliardi di dollari a 91,4 miliardi di dollari all’anno. Ciò è avvenuto, continua Ican, poiché tutti e nove gli Stati dotati di armi nucleari continuano a modernizzare, e in alcuni casi ad ampliare, i propri arsenali. Alicia Sanders-Zakre dell’Ican, coautrice del rapporto, sottolinea come “L’accelerazione della spesa per queste armi disumane e distruttive negli ultimi cinque anni non sta migliorando la sicurezza globale, ma rappresenta una minaccia globale”.

A livello globale i Paesi dotati di armi nucleari hanno in corso contratti con aziende per la produzione di armi nucleari per un valore totale di almeno 387 miliardi di dollari. In alcuni casi tali contratti si protraggono fino al 2040. Questi grandi profitti incentivano i produttori di armi nucleari a spendere milioni – almeno 6,3 milioni di dollari nel 2023 – per influenzare la politica governativa e l’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti delle armi nucleari attraverso il sostegno a think tank. Nel 2023 sono stati spesi almeno 123 milioni di dollari per assumere oltre 540 lobbisti e finanziare i principali think tank che influenzano il dibattito sul nucleare. Il report ‘Surge’ di Ican, secondo la Rete, rivela “un’inaccettabile cattiva allocazione dei fondi pubblici”: “invece di riversare risorse necessarie su altri ambiti”, i 9 stati preferiscono “attuare una corsa sconsiderata alle armi di distruzione di massa”. Conclude la Rete: “Cinque anni di spesa per le armi nucleari avrebbero potuto sfamare 45 milioni di persone”.

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