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Siria, militari israeliani nel sud mentre Damasco chiede un accordo di sicurezza

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ROMA – I media siriani riferiscono di incursioni dell’esercito israeliano in due città meridionali della Siria – Daraa e Quneitra – e nelle campagne circostanti. L’agenzia nazionale Sana riferisce che i militari hanno perquisito abitazioni civili e arrestato un residente. Tale operazione, chiariscono i media, segue un’intervento analogo di ieri, quando i militari sono entrati nei villaggi di Ma’ariya e Al-Arida. Anche i media israeliani riferiscono dell’istituzione di un posto di blocco militare temporaneo all’interno di Al-Arida e della distribuzione di volantini ai residenti, in cui si avverte di non ostacolare i movimenti delle forze israeliane. Il Times of Israel ricorda che dopo la caduta di Bashar Al-Assad nel dicembre 2024, Israele ha dispiegato le proprie forze “in nove postazioni militari nel sud della Siria. La maggior parte di queste postazioni si trova all’interno di una zona cuscinetto pattugliata dalle Nazioni Unite al confine tra i due Paesi”.

Tuttavia, la Siria denuncia “continue azioni” nel sud, in violazione dell’Accordo di disimpegno del 1974, sulle alture del Golan. Le operazioni militari di Israele avvengono mentre il presidente ad interim Ahmad Al-Shara’a ha aperto ieri alla possibilità di avviare negoziati con Israele – di cui Damasco non ha mai riconosciuto l’esistenza – con l’obiettivo di siglare un accordo di sicurezza che possa “spianare la strada a un accordo di pace” più ampio e rafforzare la stabilità della regione”. Ha poi chiarito che Damasco “non rinuncerà ai suoi diritti sulle alture del Golan”, occupate da Israele dopo la guerra del 1973, e che inoltre “non sta valutando un intervento militare in Libano” al fianco di Hezbollah, preferendo “la via del dialogo” alla risoluzione del conflitto tra Israele ed Hezbollah. Un discorso con cui Shara’a, giunto al potere grazie anche al sostegno dalla Turchia, sembra porre definitivamente fine ai legami della Siria con l’ala militare del partito Hezbollah, sostenuta dall’Iran; un rapporto, questo, che per anni ha alimentato la diffidenza di Israele verso la Siria, che rivendicando esigenze di sicurezza ha invaso quattro volte il sud del Libano.

La posizione assunta dal presidente siriano ha fatto a sua volta seguito alla visita di sabato in Siria di Antonio Guterres, la prima di un segretario delle Nazioni Unite dal 2009 e la prima con in carica il governo ad interim del primo ministro Ahmad Al-Shara’a, dopo quasi quindici anni di guerra. Un evento importante, che determina il riconoscimento a livello internazionale del nuovo esecutivo Shara’a, che ha già ospitato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente francese Emmanuel Macron. Nel corso della missione, Guterres ha sostenuto le rivendicazioni siriane sulle Alture del Golan, l’obbligo delle parti al rispetto dell’Accordo del 1974 e il rispetto della “sovranità, integrità e unità territoriale” del Paese. Tornando a New York, Guterres su X ha poi scritto: “Il popolo siriano ha dimostrato un’eccezionale resilienza attraverso anni di difficoltà. Non dovrebbe dover portare da solo il peso della ricostruzione. La comunità internazionale deve rispondere alla determinazione siriana con un sostegno politico costante, un impegno economico e un’assistenza pratica”.
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