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Un’immersione nel teatro dell’antica Roma al Museo dell’Ara Pacis

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Oltre 240 pezzi, dal teatro greco all’influenza sul contemporaneo

Roma, 20 mag. (askanews) – L’esperienza teatrale e gli spettacoli nell’antica Roma, tra maschere, strumenti, miniature, affreschi dei camerini, statuine di attori, giocolieri e danzatori. La mostra “Teatro. Autori, attori e pubblico nell’Antica Roma”, (promossa da Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura), dal 21 maggio al 3 novembre al Museo dell’Ara Pacis, vuole ripercorrere la storia del teatro greco-romano, partendo dalle radici greche, passando per le influenze magno greche, siciliane, etrusche e italiche, fino al racconto del teatro a Roma. Orietta Rossini, una delle due curatrici: “Daremo voce ai protagonisti della produzione romana, soprattutto Plauto e Terenzio, poi passeremo attraverso la tragedia che fiorisce nella Roma repubblicana, di cui ci rimane solo Seneca e apriremo una parentesi su Seneca, che però non è già più un teatro recitato ma un teatro letterario, esponiamo un bellissimo manoscritto delle tragedie di Seneca”.In mostra a Roma oltre 240 pezzi. Tra le rarità, una coppa di produzione attica proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze con una delle poche rappresentazioni di una falloforia, la processione in onore di Dioniso.”Questa ritualità nel segno di Dioniso delle feste stagionali della prosperità, la processione del fallo, rarissimo pezzo, poi il ‘Vaso di Pronomos’ da Napoli, forse il reperto archeologico teatrale più importante esistente, perché è la testimonianza di una satira teatrale”.Miniature teatrali mai esposte prima e maschere protagoniste, compresi alcuni modelli che provengono dalla bottega di un artigiano di Pompei. La mostra è multimediale con installazioni videomapping, libri sfogliabili e interventi recitati da attori che danno voce ad esempio a Plauto e Terenzio, creando immersività. Lucia Spagnuolo, anche lei curatrice: “Vorremmo stupire il pubblico, l’idea è dare voce a questi personaggi di cui abbiamo solo i testi, il tentativo era che si raccontassero per far capire la loro rilevanza anche a un pubblico che si approccia per la prima volta al teatro classico”.L’ultima parte racconta i teatri come edifici architettonici; c’è anche una ricostruzione del Teatro di Pompeo, il primo teatro stabile romano, grazie a un video dal drone. Si chiude con l’attualità: la vitalità del teatro classico oggi, anche con Pier Paolo Pasolini a cui fu chiesto di tradurre il “Miles Gloriosus” di Plauto nel ’63. “È come se fosse stato un grande fluire che dalla tradizione greca, attraverso quella romana è arrivata ai giorni nostri, quasi in maniera ininterrotta”.

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